LA RESPONSABILITÀ PENALE NON È SEMPRE DEL LEGALE RAPPRESENTANTE

LA RESPONSABILITÀ PENALE NON È SEMPRE DEL LEGALE RAPPRESENTANTE

Una recente sentenza (n. 44335 del 10.09.15) ha stabilito che il legale rappresentante di una società che gestisce una catena di supermercati non è responsabile qualora essa sia articolata in molte unità territoriali autonome e ciascuna affidata ad un soggetto qualificato ed investito di funzioni direttive, in quanto la responsabilità dei requisiti igienico-sanitari dei prodotti va individuata all’interno della singola struttura aziendale non essendo necessariamente richiesta la prova dell’esistenza di una apposita delega. Quest’ultimo aspetto infatti è importante, la corte afferma infatti che: “Le responsabilità derivanti dalla direzione di un punto vendita o di un reparto possono essere ricavate dall’organigramma dell’impresa o dalle mansioni esercitate dal lavoratore dipendente”, un po’ quello che troviamo nel D.Lgs 81/08 in termini di “principio dell’effettività” di cui all’art. 299.

Ferma restando la vigilanza sull’operato dei sottoposti, nelle strutture aziendali complesse esiste un divieto costituzionale di imputare ad un soggetto un fatto sul quale egli non ha concretamente il dominio e/o la possibilità di governarlo.

 

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CONVEGNO ETICHETTATURA 11 DICEMBRE 2015

CONVEGNO ETICHETTATURA 11 DICEMBRE 2015

LIDO DI CAMAIORE

SARANNO PRESENTI

DR. DE GIOVANNI GIUSEPPE

ESPERTO DI LEGISLAZIONE ALIMENTARE

DR. LUIGI MANCINI

SENIOR TECHNICAL ASSOCIATED PRESSO FARE (FOOD AND AGRICULTURE REQUIREMENTS)

DR. GIUSEPPE PALMA

SEGRETARIO GENERALE ASSOITTICA ITALIA

 

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Finocchiona IGP

Finocchiona IGP

In data 23 Aprile 2015 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea il Regolamento di Iscrizione  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2015.104.01.0006.01.ITA riguardante l’approvazione della Indicazione Geografica Protetta della Finocchiona. La FINOCCHIONA IGP potrà essere prodotta solo in Toscana come tradizione vuole (salvo qualche eccezione per i prossimi 5 anni). Pertanto, come da normativa vigente, dal 13 Maggio p.v. la Finocchiona potrà essere prodotta esclusivamente secondo le modalità indicate dal Disciplinare di produzione e dovrà essere messa in vendita con il solo nome di FINOCCHIONA IGP. La nostra struttura segue il Cliente per effettuare le pratiche per il rispetto di tutte le regole indicate dall’Organismo di Controllo a cui è stata affidata la sorveglianza del prodotto

Etichettatura carni suine, ovine, caprine e di volatili

Etichettatura carni suine, ovine, caprine e di volatili

Dal 01/04/15 faremo un passo in avanti nella possibilità per il consumatore di fare delle scelte consapevoli. Sarà, infatti, obbligatorio per le carni suine, ovine, caprine e di volatili  siano esse fresche, refrigerate o congelate, l’indicazione dell’origine. L’indicazione dell’origine sarà adottata per quelle carni derivati da animali cresciuti e macellati nello  stesso paese (es: ORIGINE ITALIA). In alternativa, a parte casi particolari, dovranno essere impiegate le indicazioni: “Allevato in….” e “Macellato in….”. La norma attua un passo in avanti fondamentale per la corretta informazione al consumatore che potrà così scegliere anche in funzione della provenienza della carne.

Responsabilità del datore di lavoro appaltante

Responsabilità del datore di lavoro appaltante

Cassazione Penale sez. IV 6 novembre 2014 n. 49731

Questa sentenza della Cassazione Penale definisce la responsabilità del datore di lavoro appaltante che non ha fornito le giuste informazioni in ordine di rischi specifici e alle misure da adottare in relazione all’attività da svolgere.

Si conferma ancora una volta e sempre più il concetto di cooperazione (già comunque presente nell’art. 26 del D.Lgs. 81/08 e smi) tra appaltante e appaltatore al fine di minimizzare sempre più i rischi inerenti l’esecuzione delle opere.

Baccala’ che diventa rosa

Baccala’ che diventa rosa

Sarà capitato probabilmente a qualcuno di Voi qualche volta di congelare del baccalà e/o di tenerlo in frigo per un po’ di tempo dopo che lo stesso è stato ammollato e averlo trovato di un colore rosato. Ecco spiegato il perché.

Il baccalà (merluzzo nordico salato) è un prodotto con un contenuto di sale molto alto ( > 10% WPS (Water Phase Salt = contenuto salino nella fase acquosa al netto del sale molto alto; sarà tanto più alto tanto meno l’alimento sarà umido) ed una attività dell’acqua molto bassa (Aw < 0,85 = si intende per attività dell’acqua la capacità di un alimento di poter fornire acqua per la crescita di batteri ospiti; minore è questo valore, minore è la capacità dei batteri presenti di svilupparsi). Il pesce salato è solitamente considerato stabile a temperatura ambiente e, perciò, può  essere conservato e commercializzato non in regime di freddo. In molto casi, come è oggi, al fine di consentire di venire incontro anche al gusto dei consumatori il quantitativo di sale è leggermente più basso e il prodotto è conservato a temperatura (0°C – 4°C). In alcuni casi può essere ammollato anche all’interno di taluni punti vendita o può essere pre-incartato e venduto tal quale.

Come tutti i prodotti i prodotti alimentari che non siano stati sterilizzati, anche il baccalà può contenere dei batteri i quali sono riconducibili alle seguenti macrocategorie:

  • alotolleranti (Aw circa 0.85)
  • estremamente alotolleranti
  • moderatamente alofili
  • estremamente alofili (Aw circa 0.75)

L’ultimo gruppo comprende alcuni generi di batteri responsabili del cosiddetto fenomeno de “ il rosso dei baccalari”, fenomeno di antica conoscenza nei territori dove il baccalà veniva prodotto e dovuto essenzialmente ad alcuni batteri del genere Halococcus spp. e Halobacterium spp, che producono pigmenti arancio-rosso.

Tali batteri non sono patogeni per l’uomo ma possono solo degradare l’alimento in quanto hanno una buona azione proteolitica.

Il fenomeno è dovuto essenzialmente al fatto che il sale (da saline marine) con cui il prodotto è allestito data la sua “naturalezza” può avere delle presenze di tali batteri in quanto resistono a tutti i trattamenti di setacciatura e purificazione del sale. In testa all’articolo una affascinante immagine della saline di San Francisco (tratta da www.focus.it)

Risulta molto chiaro quindi che, essendo la presenza di tali batteri quasi inevitabile, tali soggetti nel momento in cui il prodotto non è mantenuto a temperature conforme, (0°C – 4°C), possono svilupparsi in maniera corposa e dare il fenomeno del rosso dei baccalari.

Il fenomeno di cui sopra può essere ancora più incentivato:

  • se nel tragitto punto vendita – casa il prodotto subisce degli sbalzi termici
  • se il prodotto viene congelato e successivamente scongelato nuovamente
  • se ovviamente, qualora avvenga il caso del punto precedente, il prodotto è scongelato a temperatura ambiente
  • se il prodotto è conservato in un frigorifero in cui non ci sono indicatori di temperatura ma solo termostati (molti comuni frigoriferi casalinghi non riescono a mantenere la temperatura 0°C – 4°C accorciando la durabilità del prodotto e facendo emergere altre problematiche – vd. Articolo del fatto alimentare – http://www.ilfattoalimentare.it/frigoriferi-temperatura-catena-freddo.html )

Bibliografia

  1. Bjørkevoll I. – Olsen R. L. – Skjerdal O. T., (2003), Int. J. Food Microbiol. 84, pp. 175-187.
  2. Garcia Lopez M. L. – Maradona M. P. (1999), Psychrobacter, Academic Press, Università Leon, pp. 1875-1882.
  3. Manzano M. – Cocolin L. – Cantoni C. – Comi G. (2000), J. Fooc Protection 63, pp. 659-661.
  4. Yoon J. – Lee C. – Yeo S. – Oh J. (2005), Int. J. Syst. Evol. Microbiol. 55, pp. 1007-1013.
  5. Zdanowski M. K.; Wegleriski P. e coll. (2004), FEMS Microbiol. Ecol. 50, pp. 163-173.

 

Marcatura CE e responsabilità del datore di lavoro

Marcatura CE e responsabilità del datore di lavoro

Solitamente il pre-requisito per l’acquisto di un macchinario è la marcatura CE. E’ necessario, tuttavia, fare attenzione in quanto l’apposizione della marcatura CE è una presunzione di conformità in quanto il costruttore attesta che quel prodotto è stato allestito seguendo tutte le norme tecniche e le direttive applicabili su di esso.

Solitamente chi acquista la macchina fa affidamento sul fatto che la macchina è marcata CE e non effettua alcuna verifica di conformità, fino a che non accade un infortunio. E’ solo in quel momento che ci si chiede il perché sia successo un evento o si evidenzia un difetto della macchina.

Dalla lettura del Testo Unico la responsabilità non è solo del fabbricante e del progettista, ma in caso di infortunio la responsabilità è anche del datore di lavoro che ha messo a disposizione del lavoratore una macchina non conforme.

L’articolo 70 co 1 recita infatti che: …. “le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto. Le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto”.

L’articolo successivo (art.70 co 1) rimarca il principio secondo cui non solo devono essere conformi ma devono essere adeguate al lavoro che si dovrà svolgere.

La marcatura CE non è un fatto esimente in quanto il datore di lavoro, secondo i principi del legislatore, deve verificare in quanto è il maggiore responsabile nei confronti del lavoratore.

Purtroppo non è valida l’affermazione “ma io non sono mica un ingegnere” in quanto il datore di lavoro si dovrà rivolgere, se lui no ha le competenze relative alla “tuttologia” a chi ha esperienza e conoscenza di quella materia.

Ancor meno è valido nascondersi dietro il dito del venditore che “te la venduta così”.

Indicazione agenti di trattamento agrumi

Indicazione agenti di trattamento agrumi

Una recente sentenza della Corte Europea (http://curia.europa.eu/…/applica…/pdf/2014-11/cp140151it.pdf), ha chiarito l’obbligatorietà dell’indicazione in etichetta o retina o sul cartello espositivo dell’indicazione della presenza  di eventuali agenti di trattamento post-raccolta per gli agrumi. La presenza di tali agenti di trattamento, che in maniera maggiore possono essere fungicidi, rende problematico un uso completo (leggi con buccia) del prodotto per fare marmellate, dolci o altri preparati (pensiamo al limoncello), sia in ambiente domestico sia “fuori-casa” , per esempio per l’utilizzo di tali prodotti (ovviamente la buccia) per la preparazione di cocktails la cui base idroalcolica funzione da buon solvente

Entrata in vigore Regolamenti su etichettatura

Entrata in vigore Regolamenti su etichettatura

A breve entreranno in vigore due regolamenti comunitari molto importanti per l’informazione ai consumatori. Uno e’ il Reg. 1169/2011/CE sulla informazione ai consumatori in generale, l’altro, il Reg 1379/2013/CE che invece norma in maniera specifica l’informazione da dare ai consumatori  riguardo i prodotti ittici. La nostra struttura sempre all’avanguardia nel campo dell’etichettatura,  offre la propria consulenza in merito alla formulazione delle etichette secondo i nuovi parametri.

Lavorazioni svolte presso terzi

Lavorazioni svolte presso terzi

Con una guida molto importante l’INAIL nell’Aprile di questo anno, è intervenuta per chiarire che nei casi in cui un lavoratore vada a lavorare presso terzi il DDL mandante ha l’obbligo di informare i laboratori sui rischi specifici dell’attività ricevente. Fermo restando la redazione del DUVRI dove applicabile, i lavoratori devono essere informati di quali dovranno essere i comportamenti in caso di incendio, di emergenza, di primo soccorso e prendere visione della segnaletica presente all’interno dell’attività. Dovranno altresì essere dotati di DPI adeguati ai rischi, non solo quelli presenti sulla base della lavorazione che sarà effettuata ma anche di quelli dell’ambiente circostante e che agiscono sull’operatore.

In calce il link dove è presente la guida dal titolo: “Le attività esterne”

http://www.inail.it/internet/default/INAILcomunica/ListaPubblicazioni/Tuttiititoli/index.html